domenica 30 novembre 2008

Salvate il soldato Ryan

"L'orrore, l'orrore." Con questo sussurro disperato il colonnello Kurtz-Brando chiudeva "Apocalypse now" di Francis Ford Coppola. Vent'anni cinematografici dopo quelle stesse parole sembrano riecheggiare nella mente del Capitano John Miller, reso sordo dalle bombe, mentre osserva sconvolto le carni dilaniate dei suoi compatrioti sulla spiaggia di Omaha Beach, in Normandia.
Se in "Schindler's list" Steven Spielberg poneva un dilemma morale di difficile soluzione (Chi salva la vita di un uomo salva il mondo intero?), "Saving Private Ryan", provocatoriamente, ne pone uno altrettanto ambiguo. La vita di un semplice uomo è più importante di quella di otto soldati, anonimi come lui? Il soldato semplice Ryan non è un genio, non ha particolari peculiarità e un ragazzo come tanti altri che ha avuto la sventura di perdere i suoi tre fratelli lo stesso giorno. Questa sciagura è diventata, paradossalmente, la sua fortuna poiché il Capo di Stato Maggiore americano ha deciso che salvare la sua vita ha la massima priorità nella Normandia sconvolta dallo sbarco delle truppe alleate. Una pattuglia di otto uomini guidata dal capitano John Miller si mette alla ricerca del soldato nella terra ostile di Francia, ancora in mano ai soldati tedeschi. La pattuglia è incerta sul da farsi, tormentata dallo scopo della sua missione. Il misterioso capitano John Miller è abituato a pensare che per ogni uomo della sua squadra sacrificato in combattimento ce ne saranno almeno dieci che si salveranno. Ma adesso i conti non tornano. Per ogni soldato della propria pattuglia, vittima della guerra, ce ne sarà sempre e comunque uno solo salvato: il soldato semplice Ryan dell'Iowa.
Su questo dilemma etico si intrecciano tre film.
Il film di guerra. "Saving Private Ryan" è un capolavoro di genere che si riallaccia ai war movies anni '50 di Raoul Walsh e Howard Hawks. Tom Hanks incarna il ruolo di eroe senza macchia nella migliore tradizione del cinema americano. Tuttavia "Saving Private Ryan" si differenzia dalle opere dei maestri citati per la rappresentazione realistica della guerra. Qui, infatti, nulla è in bianco e nero, nessun ascondimento, nessuna finzione scenica. La violenza è rappresentata in tutta la sua crudeltà e brutalità, a tratti insopportabile. Una violenza carnale ed indignata che si distanzia da quella lucida e geometrica del Kubrick di "Orizzonti di gloria" e "Full Metal Jacket". L'ormai celebre sbarco in Normandia è messo in scena con un uso del sonoro terrificante che dà la sensazione a noi spettatori di essere immersi davvero nel mattatoio di Omaha Beach.
Il film politico. "Saving Private Ryan" è un manifesto politico il cui messaggio potrebbe lasciare perplessi i più smaliziati spettatori europei. L'opera infatti ha un valore morale e vuole riavvicinare gli americani ad una patria fondata su valori leali e sinceri. Dopo decenni di insofferenza e intolleranza verso l'esercito americano e le sue ingerenze in politica estera, "Saving Private Ryan" è un omaggio all'America paladina della libertà, il cui sacrificio nella II guerra mondiale è stato essenziale per il mondo intero. Il film trasuda patriottismo dalla prima all'ultima sequenza e non a caso si apre e si chiude sulla bandiera americana.
Il film cinefilo. "Saving Private Ryan" è un'opera che non dimentica la lezione dei grandi maestri del passato, uno su tutti: John Ford. Il film è una versione moderna di "Sentieri selvaggi". La lunga marcia verso territori sconosciuti ed ostili, alla ricerca del soldato semplice Ryan, non è forse la stessa marcia sofferente che Ethan-Wayne compie in "The searchers" alla ricerca della giovane Natalie Wood? E come non rilevare che la sequenza magistrale in cui la madre dei fratelli Ryan riceve la notizia della morte di tre dei suoi figli non è altro che la sequenza di apertura di "Sentieri selvaggi"?
Questi tre film sono mescolati assieme con l'abilità a cui Spielberg ci ha ormai abituato da anni, e che non smette ancora di stupirci. La compattezza della sceneggiatura, pur con qualche lunghezza, ci offre uno spettacolo avvincente dal punto di vista emotivo con alcune pagine di cinema eccezionali. Non dimenticheremo mai, infatti, il tremore della mano del capitano John Miller (un Tom Hanks commovente nel rappresentare il suo terrore compresso), lo sguardo di disprezzo del soldato tedesco in battaglia di fronte al caporale americano vigliacco, lo sbarco in Normandia e il combattimento finale sul ponte.
Spielberg avvince e commuove, terrorizza e sconvolge, manipola il pubblico come solo Hitchcock sapeva fare perché conosce il mezzo cinematografico e le sue regole come nessun altro. Grande Cinema. Grande Spielberg.

Salvate il soldato Ryan (Saving Private Ryan)
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Robert Rodat, Frank Darabont, Scott Frank (questi ultimi due non accreditati)
USA, 1998
Durata: 165'

Con:
Tom Hanks, Matt Damon, Edward J. Burns, Tom Sizemore, Jeremy Davies, Vin Diesel, Adam Goldberg, Barry Pepper, Giovanni Ribisi, Dennis Farina, Ted Danson

Il trailer del film



La scheda su Imdb

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