martedì 6 gennaio 2009

Lolita

"Esistono almeno tre temi assolutamente tabù per quanto concerne la maggior parte degli editori americani. L’amore tra un quarantenne e una dodicenne; un matrimonio tra negro e bianca o negra e bianco che sia completamente e luminosamente fortunato e dia luogo a un gran numero di figli e nipoti; e l’ateo completo che conduce un’esistenza serena ed utile, e muore all’età di centosei anni." (Vladimir Nabokov)

Humbert Humbert, professore di Letteratura francese penetra nella casa del commediografo Clare Quilty e lo uccide a colpi di revolver. Una scritta ci porta a quattro anni prima, quando il quarantenne Humbert trova una camera in affitto nel New Hampshire presso la signora Charlotte Haze, una vedova bigotta in cerca di un nuovo marito. Humbert è disinteressato a lei ma è invece irresistibilmente attratto dalla figlia, la dodicenne Lolita, per la quale prova un’attrazione fisica e sentimentale travolgente. Pur di non lasciare la casa e separarsi da Lolita Humbert sposa Charlotte Haze ma quando questa scopre la verità, leggendo il diario segreto del professore, sconvolta fugge per strada dove viene investita da un auto e muore. Humbert, che in precedenza aveva addirittura meditato di assassinare Charlotte, si ritrova solo. Nulla può adesso intromettersi tra lui e l’oggetto del suo desiderio. Humbert va a prendere Lolita nella colonia estiva dove era stata portata dalla madre e inizia con la ragazzina un viaggio in macchina attraverso gli Stati Uniti. La prima tappa è un albergo di montagna dove Humbert e Lolita vengono riconosciuti da Quilty che si trova lì per caso. Lo sceneggiatore stuzzica Humbert, spacciandosi per un poliziotto, per capire meglio che tipo di rapporto lega l’adolescente al maturo professore. Tornato in camera Humbert viene sedotto da Lolita. I due si trasferiscono nell’Ohio, dove Humbert insegna in una scuola privata, e iniziano una vita a due che ben presto lascia intravedere delle crepe sempre più preoccupanti. Humbert è geloso di Lolita e le impedisce qualsiasi attività al di fuori della scuola. La ragazza vorrebbe partecipare alla recita scolastica diretta dal commediografo Clare Quilty ma Humbert le nega il permesso. Quilty allora interviene spacciandosi per lo psichiatra dello scuola, il Prof. Zemph, e, dopo avere minacciato Humbert di fare intervenire quattro psicologi per una terapia di gruppo con Lolita, ne ottiene il consenso. Subito dopo la recita scoppia un violento diverbio tra Humbert e Lolita. La causa è sempre la stessa, la gelosia che Humbert nutre verso la ragazza. Il Professore è convinto che Lolita si veda con qualcun altro e decide così di abbandonare lo stato per eludere la minaccia. Durante il viaggio in macchina Humbert si accorge di essere seguito da una misteriosa macchina nera. Lolita si ammala e deve essere ricoverata in clinica. Quando Humbert qualche giorno dopo va a prenderla non la trova più. Lolita è andata via con un suo misterioso zio.
Quattro anni dopo. Humbert riceve una lettera da Lolita e la raggiunge. La ragazza ora è sposata con un manovale ed aspetta un bambino. Vuole un aiuto economico da Humbert per trasferirsi in Alaska. Humbert glielo concede a patto di conoscere l’identità dell’uomo con cui è scappata. Lolita gli rivela di essere andata via con Quilty, l’uomo di cui era stata infatuata fin dai tempi in cui la madre ebbe una relazione con lui. Lo sceneggiatore però, dopo averle promesso di farla diventare una star, la abbandonò subito. Humbert, ancora disperatamente innamorato della ragazza, le chiede di fuggire con lui ma Lolita gli confessa di non averlo mai amato. Humbert consegna tredicimila dollari a Lolita poi fugge via piangendo. La sua macchina si dirige verso il castello dove vive Quilty. Una scritta ci informa che Humbert morirà di crepacuore in prigione qualche mese dopo avere commesso il delitto.

Pubblicato in Francia nel 1955 dalla Olympia Press, una casa editrice parigina specializzata in narrativa erotica, Lolita suscitò immediatamente uno scalpore clamoroso che portò al successo il libro anche negli Stati Uniti dopo che ben quattro case editrici avevano in precedenza rifiutato il manoscritto. L’autore di tale romanzo, giudicato dalla critica alla stregua di un libro pornografico, era Vladimir Nabokov, un russo, professore di Letteratura russa e francese presso la Cornell University, emigrato negli Stati Uniti nel 1940 dopo avere percorso da esule mezza Europa. Al pandemonio suscitato dal romanzo e alle pressanti domande cui era sottoposto in quegli anni, Nabokov rispose nella postfazione del suo libro così: "Che cosa si propone l’autore? Che cosa cerca di dire questo signore? Ora, accade ch’io sia uno di quegli scrittori i quali, mettendosi al lavoro su un determinato libro, si propongono una cosa sola, liberarsi di quel libro, e che, quando si domanda di spiegarne le origini e gli sviluppi, debbono ricorrere a una vecchia terminologia come il reciproco gioco tra ispirazione e composizione, ricordando così, lo riconosco, l’illusionista il quale spiega un trucco eseguendone un altro."

Nabokov illusionista dunque, o meglio un perfezionista convinto della necessità di strutturare il racconto, di controllarne i minimi dettagli, di avere il controllo assoluto della materia letteraria e iperletteraria trattata, soltanto allo scopo di procurare quello che l’autore stesso definiva "un sottile brivido di piacere sulla schiena, tra le scapole e la nuca."
E ancora: "Non mancano le anime buone che giudicherebbero Lolita insignificante perché non insegna loro qualcosa. Io non sono solito leggere né scrivere romanzi didattici… Lolita non rimorchia alcuna morale. Per me, un’opera letteraria esiste solo in quanto mi offre quella ch’io oso definire beatitudine estetica, vale a dire la sensazione di essere in qualche modo in rapporto con altri livelli di percezione in cui l’arte (cioè la curiosità, la tenerezza, la bontà, l’estasi) costituisce la norma. Non esistono molti libri del genere. Tutto il resto non è che una sequela di scioccaggini d’attualità, o ciò che taluni definiscono Letteratura delle idee…"

Kubrick non è ancora il regista dal controllo assoluto ed è reduce da un esperienza difficile sul set di Spartacus dove i suoi continui diverbi con il produttore Kirk Douglas lo hanno convinto della necessità d’ora in avanti di avere la supervisione totale dei suoi lavori. Certamente il regista è affascinato dal Nabokov uomo e scrittore, i suoi metodi di lavoro, le sue opinioni sull’arte sono condivise dal regista e il romanzo Lolita, data la scabrosità dei temi trattati, nei primi anni ’60 è un soggetto a cui nessun regista e produttore di Hollywood si sognerebbe mai di avvicinarsi. La coppia Harris-Kubrick acquista i diritti del film e riesce ad accaparrarsi anche la collaborazione di Nabokov alla sceneggiatura, anche se dell’originario lavoro del romanziere resterà solo l’ossatura, poiché Kubrick rimaneggerà tutti i dialoghi ed aggiungerà molte scene, come il folgorante inizio, che non erano presenti nel romanzo.

Lolita è solo un primo passo, incompleto, verso l’obiettivo prefissato da Kubrick di controllare ogni fase della complessa lavorazione di un film senza ricorrere a compromessi. Il film, infatti, più avanti quasi disconosciuto da Kubrick, dovette subire pesanti rimaneggiamenti poiché la censura dell’epoca non accettava che fosse mostrato l’infilmabile, cioè la relazione sessuale e amorosa tra un quarantenne, seppure affascinante come James Mason, e una dodicenne (Kubrick fu criticato anche di avere scelto una quindicenne come Sue Lyon per la parte). Ma è comprensibile che questo aspetto faccia paura ancora quarant’anni dopo la pubblicazione del romanzo. Come sottolineava sul quotidiano La Repubblica Giovanni Raboni in occasione della ripubblicazione per Adelphi di Lolita: "Proprio perché non si tratta di pornografia, proprio perché l’inaudita trasgressività del racconto è esente da qualsiasi crudezza descrittiva e terminologica e consiste e si esprime per intero in un gelido e rovente delirio mentale, non c’è mutamento del costume o del linguaggio che possa assorbirla, che possa farla apparire "superata".

E tuttavia Lolita è un film che contiene in nuce molti temi che saranno sviluppati d’ora in avanti costantemente nell’opera kubrickiana. Costretto a spurgare il film dell’elemento sessuale il regista punta tutto su due motivi: l’ossessione di Humbert per Lolita, un’ossessività metafisica, e il rapporto speculare tra Humbert e il suo doppio Quilty. Come sottolinea Ghezzi nel suo libro su Kubrick: "Nel film, alla maschera un po’ grigia e immota di Humbert si contrappone a più riprese, come manifestazione estroversa di uno stesso "vizio" ossessivo, il cinico vivacissimo fregolismo di Quilty-Sellers, che segue passo passo l’itinerario del protagonista per sostituirsi infine a lui e realizzare il suo stesso sogno." Quilty come antagonista di Humbert è in realtà un vero e proprio co-protagonista nel quale Humbert si specchia più volte senza mai riconoscere né il suo interlocutore né se stesso. Quilty è la minaccia che incombe, la spia di una società che caccia le streghe ma la cui corruzione supera quella delle stesse vittime.

Un altro elemento forte del film è costituito dall’approccio satirico che Kubrick infonde alla vicenda restituendo così sullo schermo l’umorismo nero che Nabokov aveva profuso nel suo lavoro. Tale elemento causò negli spettatori e nella critica un profondo senso di disorientamento poiché l’immoralità del film veniva presentata con elementi grotteschi che mal si adeguano tuttora alla morale americana. Persino nel remake realizzato da Adrian Lyne nel 1997 l’elemento comico è assente e la presunta "indecenza" del film è tutta spostata proprio sulle scene d’amore anche se "giustificate" da un atteggiamento moralistico (Humbert non è solo attratto fisicamente da Lolita ma ne è struggentemente innamorato).
Nella satira dell’America espressa in Lolita, non sfugge la critica feroce alla famiglia, un’istituzione che esce sempre a pezzi nell’opera di Kubrick, si tratti di un rapporto di convenienza destinato al fallimento come quello tra Humbert e Charlotte Haze, o tra Redmond Barry e Lady Lindon, oppure sia causa della mancanza di creatività in Jack Torrance in Shining, fino al più recente Eyes wide shut in cui la famiglia è luogo inconfessato di desideri "altri" che non possono essere soddisfatti soltanto dall’unione coniugale.
Il decor della provincia americana così sapientemente illustrato da Nabokov è riproposto nel film attraverso una serie di scenari asettici (i vari motel in cui vagabondano la coppia Humbert-Lolita, o l’ospedale da dove scapperà la povera adolescente) o squallidi (la casa in cui vive Dolores da sposata).

Non c’è speranza, né pietà, per nessuno dei protagonisti. Tutti sono destinati ad una tragica fine: la bigotta-baldracca Dolores, sempre in cerca di nuove avventure (splendidamente feroce la sequenza in cui abbraccia l’urna funeraria del marito promettendogli che il suo prossimo amante sarà migliore di Humbert) sarà punita dal caso (o dal suo Dio?), Quilty viene ucciso dall’angelo vendicatore Humbert. Quanto a quest’ultimo la sua fine è già segnata a due terzi del film quando in macchina ha il primo attacco alle coronarie. L’unica sopravvissuta sarà proprio Lolita (che nell’opera di Nabokov muore di parto), per Kubrick vittima consapevole di tali passioni e pertanto l’unica destinata a salvarsi.

Dove il film manca il bersaglio, è quindi nella rappresentazione sessuale del desiderio. In Lolita aleggia un senso di disagio permanente che può essere compreso pienamente solo da chi ha letto il libro. Lolita è infatti un film dove l’argomento principale, l’attrazione fisica per la ninfetta, viene eluso attraverso abili artifici dal regista creando però la sensazione di un "vuoto" che pesa come un macigno sul film. Non è un caso che Kubrick, di tutti i suoi film realizzati dal 1962 in poi, avvertisse l’esigenza di realizzare un rifacimento solo di Lolita, poiché consapevole di non avere reso efficacemente le attrazioni inconfessate nella mente dell’essere umano, argomento questo che nell’opera del maestro troverà un suo approdo ideale soltanto nell’ultimo lavoro Eyes wide shut.

Lolita
Regia: Stanley Kubrick
Sceneggiatura: Vladimir Nabokov, tratta dal suo omonimo romanzo
Fotografia: Oswald Morris
Scenografia: Andrew Low
Direttore artistico: William Andrews
Musica: Nelson Riddle
Montaggio: Anthony Harvey, il tema di Lolita è di Bob Harris
Suono: H. L. Bird, Len Shilton
Produzione: Seven Arts/Anya/Transworld
Prodotto da: James B. Harris
Durata: 153'
Origine: USA, 1962
Distribuzione cinematografica: Metro-Goldwyn-Mayer, Films Incorporated/16

Con: James Mason (Humbert Humbert), Sue Lyon (Lolita Haze), ShelleyWinters (CharlotteHaze), Peter Sellers (Clare Quilty), Diana Decker (Jean Farlow), Jerry Stovin (John Farlow), Suzanne Gibbs (Mona Farlow), Gary Cockrell (Dick Schiller), Marianne Stone (Vivian Darkbloom), CecLinder (Fisico), Lois Maxwell (Infermiera Mary Lord), William Greene (Mr.Swine), C. Denier Warren (Mr. Potts), Isobel Lucas (Louise), MaxineHolden (Telefonista dell'Ospedale), James Dyrenforth (Mr. Beale), RobertaShore (Lorna), Eric Lane (Roy), Shirley Douglas (Mr. Starch), RolandBrand (Bill), Colin Maitland (Charlie Holmes), Irvin Allen (Hospital Attendant), Marion Mathie (Miss Lebone), Craig Sams (Rex), John Harrison (Tom)



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