martedì 20 novembre 2012

A proposito di due opere prime italiane

Il recente Gran Premio della giuria al Festival di Roma ottenuto dall'esordiente Claudio Giovannesi per Alì ha gli occhi azzurri fa il paio con il premio vinto l'anno passato a Venezia nella sezione Controcampo italiano da Scialla! di Francesco Bruni, anch'esso all'esordio alla regia. Si tratta di due film che hanno come protagonista un adolescente romano e che affrontano il tema dell'integrazione da due prospettive opposte. Claudio Giovannesi ha alle spalle un'esperienza di documentarista. Alì ha gli occhi azzurri è la versione cinematografica di Fratelli d'Italia, un documentario del 2009 incentrato su Nader, un giovane immigrato egiziano residente a Ostia. Il reportage filmava questo giovane alle prese coi suoi problemi quotidiani d'integrazione in una realtà della quale vuole fare parte e il suo conflitto con una famiglia che lo vorrebbe invece radicato nelle sue tradizioni. Il film ripropone le medesime situazioni aggiungendovi un'esile traccia narrativa. Giovannesi ha in mente Pasolini e i suoi ragazzi di vita e fa di tutto per non contaminare il suo docufilm con la fiction. Questo è al tempo stesso il suo pregio e il suo difetto. Fotografata mirabilmente da Daniele Ciprì la pellicola è un interessante spaccato di vita su argomenti poco frequentati al cinema. Tuttavia la mancanza di una struttura narrativa fa sì che l'identificazione del pubblico con le vicende mostrate sia pressoché nulla. A mio modesto parere se Giovannesi vuole crescere come cineasta (la stoffa c'è) dovrà gioco forza cedere alle regole della narrativa altrimenti, svanita la sorpresa del primo film, rischierà di arenarsi come altri suoi colleghi prima di lui.

Di diversa fattura è Scialla!, scritto e diretto da Francesco Bruni, tratto da un soggetto di Giambattista Avellino. Bruni è uno sceneggiatore affermato del cinema nostrano (ha al suo attivo tutti i film di Paolo Virzì e i copioni del Commissario Montalbano) e affronta la sua prima regia con un metodo completamente differente rispetto a Giovannesi. In questo caso la pellicola racconta le vicissitudini di un giovane sedicenne romano, alle prese con una madre assente e un padre che si palesa dopo sedici anni. Anche qui troviamo una cronaca quotidiana di tutte le problematiche adolescenziali dei nostri giorni ma affrontate con un copione solido che si avvale delle regole classiche della sceneggiatura. Il tono del film è agrodolce, si ride ma sempre con un retrogusto malinconico. Bruni si concentra sul rapporto conflittuale tra un padre un po' fuso (lo straordinario Fabrizio Bentivoglio) e un ragazzo sbandato (l'efficace Filippo Scicchitano).
Nel confronto tra i due film appare evidente come la realtà raccontata da un narratore può essere molto più efficace, cinematograficamente parlando, di quella mostrata asetticamente, senza il filtro della finzione.

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