martedì 13 novembre 2012

Festival di Roma 2012

Dopo quattro giorni di proiezione si possono in parte tirare le somme di questo settimo Festival Internazionale del di film di Roma, diretto per la prima volta da Marco Muller. La manifestazione sta offrendo buoni film ma niente di memorabile, manca totalmente il glamour, pressoché assenti il cinema statunitense e i suoi divi. Il film di apertura, Aspettando il mare, del kazako Bakhtyar Khudojanazarov è un metaforico (e non solo) viaggio in una terra arcaica e dimenticata. Un melò esotico che non ha entusiasmato i critici e il pubblico. Mental di Paul J. Hogan (già autore de Le nozze di Muriel e Il matrimonio del mio migliore amico) è, invece, una commedia incentrata su una famiglia disfunzionale australiana composta da un padre, sindaco di una cittadina australiana (Anthony La Paglia), una madre che adora Tutti insieme appassionatamente e cinque figlie, convinte di essere fuori di testa. Ci penserà una tata sui generis, Shaz (interpretata dalla brava Toni Colette), a convincerle che in realtà loro sono assolutamente normali e i vicini i veri psicopatici. La pellicola è una scoppiettante commedia, ironica e commovente, che ha divertito molto. Al contrario Back to 1942 del cinese Xiaogang Fen è un polpettone di quasi tre ore che ha messo a dura prova gli spettatori. Ambientato in Cina durante il drammatico 1942, il film narra la terribile carestia nella regione dell'Henan che causò circa tre milioni di vittime, nel disinteresse del generalissimo Chiang Kai Shek, impegnato nella guerra contro il Giappone. Nel kolossal, costato oltre 30 milioni di dollari, sono presenti anche Adrien Brody, nei panni di un giornalista del Time, e Tim Robbins in quelli di un sacerdote cattolico. Il cinema italiano è presente con ben 21 film alla selezione. Alì ha gli occhi azzurri, opera prima di Claudio Giovannesi, offre uno spaccato realistico di una generazione quasi perduta che s'aggira annoiata e in cerca di emozioni forti tra Ostia e Acilia, due località del litorale romano. Il protagonista Nader è un sedicenne egiziano nato in Italia con l'anima divisa in due tra le sue radici musulmane e il suo sentirsi italiano. Un ragazzo che non sa bene a quale cultura appartiene e che non è accettato interamente né dai suoi compagni né dai suoi familiari. Lo stile del film è documentaristico, ben fotografato da Daniele Ciprì, e i toni del racconto rimandano sopratutto a Pasolini e ai suoi ragazzi di vita. Manca una struttura drammaturgica e il regista si fa vanto della sua tradizione documentaristica affermando nel press book che "L'obiettivo della scrittura era l'assenza di finzione.". La pellicola, infatti, è la naturale prosecuzione di Fratelli d'Italia, un documentario diretto dallo stesso autore nel 2009. Gli interpreti, presi tutti dalla strada, sono bravissimi ma Giovannesi dovrebbe capire che la finzione spesso è una metafora drammaturgica potente della realtà. Se il giovane regista vedesse Mean Streets di Martin Scorsese, forse capirebbe che è possibile fare un cinema realistico senza rinunciare allo spettacolo. Deludente L'isola dell'angelo caduto, opera prima del romanziere Carlo Lucarelli. Tratta dal suo omonimo lavoro la pellicola mette in scena un giallo ambientato in piena era fascista su un'isola sperduta del mediterraneo. Indeciso su quale stile adottare il film alterna il thriller all'horror con incursioni nel fumettistico. Un'invasiva presenza di effetti digitali rende il tutto patinatissimo e senza una precisa visione stilistica. Il cecchino di Michele Placido è invece un polar, ben diretto dal nostro attore italiano che mette in scena una caccia all'uomo tra Daniel Auteuil e Matthieu Kassovitz, rispettivamente un commissario di polizia e un rapinatore di banche, ex cecchino dell'esercito francese. Ben fotografato da Arnaldo Catinari Il Cecchino è un Romanzo criminale in salsa francese, un film di genere nel senso più nobile del termine. Un pasticcio trash è invece Il volto di un'altra di Pappi Corsicato, un melò a metà strada tra Douglas Sirk e Pedro Almodovar. Il regista napoletano (I buchi neri, I vesuviani) dirige una vicenda improbabile che ha come protagonista la star televisiva di un programma di bellezza (Laura Chiatti), vittima di un incidente stradale che le sfigura il volto. Suo marito, chirurgo plastico (Alessandro Preziosi), primario della clinica Belle Vie, la ricovera per operarla ma scopre che in realtà sua moglie ha solo delle lievi escoriazioni. Per ingannare l'assicurazione e intascare i dieci milioni di indennizzo i due architettano un piano diabolico a colpi di botox. Tra numeri musicali e citazioni che vanno da Hitchcock a Bunuel, Il volto di un'altra è una delirante e sgangherata critica alla televisione e alla società dell'apparire. Divertente ma davvero camp.

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