domenica 18 novembre 2012

Festival di Roma 2012

Seconda parte di questa panoramica dedicata al settimo Festival di Roma. La presenza statunitense alla manifestazione è stata all'insegna del cinema indipendente. Marfa Girl di Larry Clark, autore dei controversi Kids e Ken Park, affronta ancora una volta il mondo dell'adolescenza con un ritratto tagliente della gioventù americana. Ambientato in una cittadina del Texas la pellicola è un racconto di formazione a base di sesso, droga e rock and roll, incentrato su una giovane comunità di eccentrici artisti. Prodotto per una distribuzione solo sul web il film è una riuscita riflessione sulle contraddizioni della società astatunitense. A Glimpse Inside The Mind of Charles Swann III è l'opera seconda di Roman Coppola, figlio di Francis, e vede Charlie Sheen nei panni di un art director sciupa femmine che, lasciato dalla sua fidanzata Ivana, cade in crisi depressiva. Charles, questo il nome del protagonista, intraprende allora un delirante percorso di autoanalisi nel tentativo di rassegnarsi all'idea di una vita senza Ivana. Visivamente interessante (il film è ambientato nella Los Angeles degli anni '70) la pellicola è un divertissement riuscito, prossimo allo stile surreale di Wes Anderson, di cui Coppola è stato sceneggiatore per Il treno per il Darjeeling. Ottimi i comprimari, su tutti Jason Schwartzman e Bill Murray. The Motel Life è un'opera prima firmata dai fratelli Gabriel e Alan Polsky, tratta dall'omonimo romanzo (pubblicato da Fazi) del celebre cantante country Willy Vautlin, leader della band Richmond Fontaine. La pellicola esplora l'intenso legame tra due fratelli (rispettivamente Emile Hirsch e Stephen Dorff) segnati da una tragica infanzia. Ambientata a Reno, la vicenda di questi due reietti in cerca di una speranza si snoda fra le strade gelide e innevate del Nevada in un viaggio che rimanda al mitico Jack Kerouach. Chiudiamo con Bullet To The Head del redivivo Walter Hill, autore di culto della fine degli anni '70 e '80 con titoli quali I guerrieri della notte, Strade di fuoco e 48 ore. La pellicola, prodotta dal tycoon Joel Silver, vede un Sylvester Stallone, più iconico che mai, nel ruolo di un killer con un suo particolare codice d'onore, intenzionato a vendicarsi della morte del suo partner, ucciso in un'imboscata da un altro sicario, il monumentale Jason Momoa (già interprete del nuovo Conan). Nel corso delle indagini egli s'imbatte in un poliziotto coreano (Sung Kan), anch'egli sulle tracce dell'assassino. L'inedita coppia è costretta a collaborare insieme ma con due idee diametralmente opposte della giustizia. Mentre, infatti, Stallone persegue il suo obiettivo eliminando tutti i criminali che incontra sulla sua strada, lo sbirro vorrebbe procedere secondo la legge. Survoltato e divertente il film, ambientato in Louisiana, è un omaggio al cinema degli anni '80 che Hill dirige con mano sicura. Sorprendenti i premi. Il Marco Aurelio per Migliore Film è andato proprio a Marfa Girl di Larry Clark mentre il contestatissimo E la chiamano estate ha ottenuto addirittura due premi, alla Migliore regia a Paolo Franchi e alla Migliore attrice a Isabella Ferrari. Due scelte che la stampa, a ragione, ha giudicato incomprensibili. Meritato il Premio della Giuria a Alì ha gli occhi azzurri di Claudio Giovannesi, così come quello alla sceneggiatura a The Motel Life. Questa settima edizione del festival, al quale il direttore Marco Muller ha potuto dedicare pochi mesi di lavoro (la sua nomina è arrivata in netto ritardo), è stata una mezza delusione, sia per le proposte cinematografiche che per la risposta del pubblico, diminuito del 30 per cento rispetto all'anno scorso. Finora la manifestazione si era distinta per un programma popolare e aperto al pubblico mentre Muller ha adottato scelte cinefile con una particolare predilezione per il cinema asiatico. Confidiamo nella prossima edizione: siamo certi che il neo direttore saprà aggiustare il tiro.

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