lunedì 21 gennaio 2013

Django Unchained

Il nuovo film di Quentin Tarantino è un divertissement su un genere amatissimo dal regista di Pulp Fiction: lo spaghetti western. Tutta la filmografia dell'autore italo americano persegue l'obiettivo di reinterpretare, attualizzandoli, i generi cinematografici ormai desueti e pressoché sconosciuti al pubblico attuale ma amati dai cinefili che negli anni '70 erano coetanei del nostro.  Così, quando si affronta il cinema tarantiniano bisogna tenere conto della passione viscerale con cui l'autore mette in scena le sue ossessioni filmiche. Ne consegue un cinema survoltato, iperrealista, vintage. Un cinema dal sapore antico che, solo in apparenza, dà l'impressione di essere moderno.
Con Le Iene (Reservoir Dogs) e Pulp Fiction Tarantino rielaborava la letteratura pulp americana e i polizieschi di Fernando di Leo. Kill Bill, invece, era una delirante replica dei kung fu movies (5 dita di violenza e Dalla Cina con furore su tutti), mentre Bastardi senza gloria (Unglorious Bastards) era un'elaborata e spettacolare versione del modesto Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari e di tutti i war movies di serie B.
Con Django Unchained il regista affronta il genere dei generi, il western in salsa italiana. E' pleonastico addentrarsi nella selva di citazioni di cui Tarantino infarcisce la sua storia (lo ha fatto molto efficacemente Marco Giusti su Dagospia). Si va da Il Buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone a Il grande silenzio e, ovviamente, Django , entrambi diretti da Sergio Corbucci. Allora cosa rende originale la pellicola, cinematograficamente parlando? Innanzitutto lo stile, quel modo tutto suo, vertiginoso e ansiogeno, con il quale Tarantino lavora sulle emozioni primarie dello spettatore: la paura, la rabbia, l'odio, raramente l'amore, poiché l'autore non sembra a suo agio con il romanticismo. E poi i dialoghi, elaborati anche nella loro scurrilità, e l'uso magistrale della macchina da presa (notate come lo zoom, tipico del cinema anni '70, sia qui usato come un punto esclamativo sugli attori). Infine, la capacità di tratteggiare i personaggi, dal Dr. Schultz (un Christoph Waltz grandioso) al sadico Calvin Candie (un Leonardo DiCaprio super), e poi il fido schiavo Steven (un Samuel Jackson irriconoscibile) per finire con Django (l'austero Jamie Foxx).
Lo schiavismo e la tanto discussa violenza non sono altro che ingredienti funzionali al cinema tarantolato (mi si perdoni il gioco di parole) di Tarantino.

Django Unchained
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Con: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Samuel Jackson
Durata: 165'
Distribuzione: Warner Bros

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